Beati?

da DILI, TIMOR EST  Disse queste cose perché ne era convinto? Davvero riteneva la povertà migliore della ricchezza, il pianto migliore della gioia e l’ingiustizia migliore della giustizia? E allora perché passò la vita a curare i malati e risuscitare i morti, asciugare le lacrime dicendo di non avere paura? Forse anche a Gesù piaceva ogni tanto fare un po’ di poesia e illudersi che la povertà fosse bella. Oppure pronunciò queste parole convinto che fosse iniziata la fine dei mali.

Mt 5,1-12   vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Càlmati

da DILI, TIMOR EST   Vi assicuro che non è facile addormentarsi sereni nella notte nera, su una barca di pescatori, tra gli spruzzi d’acqua e le onde. A distanza di anni lo ricordo bene… Eppure ogni giorno, anche sulla terraferma, è una attraversata che ci agita. Quando a sera mettiamo la testa sul cuscino, ci pare ancora d’essere in corsa e la tempesta non si placa nel cervello. Non t’importa che siamo perduti? vorremmo gridare al Maestro. Se non a Lui, lo vorremmo gridare a qualcuno, magari a chi pare non accorgersi dei nostri mali. Non t’importa di me, non ti toccano le mie fatiche, mai che qualcuno dica “dimmi di te”. Taci, càlmati! ci dice Gesù. Respira, sono qui. Perché hai paura? Non credi? Invoca il mio nome, Io Sono la calma della tua anima.

Mc 4,35-41   in quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

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Come

da DILI, TIMOR EST    Come, egli stesso non lo sa. Eppure il come è l’origine di ogni scienza. Cerchiamo sempre di capire come avvengono le cose. Come gira il mondo, come si guarisce, come è morto quel tizio,  come accade questo o quello. Non tutto però ha una spiegazione lineare, causa-effetto. A volte i passaggi saltano, le cose avvengono senza alcuna avvisaglia. Un ritorno inaspettato, una novità che irrompe nella vita, un amore che nasce in una giornata di nebbia. Come, noi stessi non lo sappiamo. Forse non ce lo ricordiamo, ma abbiamo seminato. Un atto di fede assoluta che ci porta a ringraziare Dio per qualcosa che ancora non c’è ma che già sappiamo accadrà. Poi lo “dimentichiamo” in Dio come un seme nel e ce ne andiamo fiduciosi. A differenza nostra, Lui produce sempre il cento per cento. Non preoccuparti quindi di come accadrà. Credi che sarà così.

Mc 4,26-34 Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

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Ricordati di evangelizzare, non tenerti per te la Locanda!

Come una lampada

da DILI, TIMOR EST   Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti! Perché è sempre questione di ascolto. Non ci sono segreti, non ci è nascosto nulla. Se però non ascoltiamo, tutto ci sembrerà nascosto e segretato. Ogni giorno capiremo sempre di meno, l’illuminazione interiore calerà sempre di più. Lo Spirito sarà lì, in noi, ma come una lampada dimenticata sotto il letto. Dunque non dormiamoci sopra!Ascolta, ascolta cosa dice Dio in te. Ti parla in molteplici modi, ma devi allenarti all’ascolto. E più ascolterai e leggerai i segni, i fatti, le coincidenze non casuali, tanto più ne vedrai. A chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

Mc 4,21-25   Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

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Un mondo in fiore

da DILI, TIMOR EST   Il campo è il mondo, il campo sei tu. Ci sono aspetti di te eccellenti, dove il cento per cento di raccolto è garantito. Sono i lati forti del carattere, le qualità sviluppate al massimo, la tua caratteristica positiva. È ciò per cui ti sembra di essere fatto, ciò per cui gli altri spesso ti cercano. In questo tu eccelli. In altri lati della tua persona rendi ora il 30, ora il 60, a volte non cresce proprio nulla perché lì ancora bisogna convertirsi. Fortuna che, come dicevamo ieri, siamo legati da una fraternità universale. Anziché invidiarci possiamo completarci a vicenda e il mondo allora sarà un Vangelo al cento per cento, sempre fiorito di frutti di opere buone.

Mantieni l’impegno di evangelizzare diffondendo la Locanda!

Mc 4 Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/    Grazie!

Mai distanti

da DILI, TIMOR EST   Persino la madre di Gesù era uscita per riprendersi il figlio perché dicevano che era fuori di sé. In realtà era lucidissimo e la sua risposta certamente rincuorò Maria. Non l’aveva lasciata, non si era dimenticato di lei. L’aveva sempre nel cuore, fissa nei pensieri. Era per lui termine di misura per definire un amore immenso. Chi fa la volontà di Dio lo considero mia madre, fratello e sorella. E così ci dichiarava suoi fratelli di sangue, suoi genitori. Impressionante. Quanta violenza in meno ci sarebbe sulle strade di questo mondo, se in ogni donna vedessimo nostra madre o nostra sorella, in ogni uomo nostro padre e i nostri fratelli. Ma noi invece di far diventare gli estranei una famiglia, spesso rendiamo la famiglia un luogo di estranei, di stranieri. Qui da dove scrivo “malae”, straniero, non sempre crea distanza. I bimbi lo usano come fosse il nome proprio di chi evidentemente viene da lontano. Giravo per il piccolo supermercato col carrello (anche questo minuscolo, tanto chi lo riempie mai?) e un gruppo di bimbe mi ha in breve circondato. “Hello hello malae! You from Portugal?” e guardano la spesa. “Cos’è questo, è buono?” chiedono degli spaghetti e di una sorta di yogurt. Le manine toccano tutto, toccano anche la mia mano in cui le loro si perdono battendo il cinque. Poi la cassiera le disperde, timorosa del disturbo, ma la fraternità resta: “Dadah”*, ciao ciao, mi salutano all’uscita muovendo la mano e tirando come sempre la finale. Dadaaaah!

Mc 3,31-35    giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

*CURIOSITÀ L’occupazione indonesiana ha lasciato molte parole nel tetun timorese. In Indonesia la parola dadah deriva dall’olandese Goede dag, buongiorno. Abbreviato in “dag” è diventato “dah” e poi, con i bambini, “dadah”, ciao ciao, a presto!

Quello che hanno

da DILI, TIMOR EST   Dite: “È vicino a voi il regno di Dio”. Tornano le parole di ieri, il cuore del messaggio di Gesù. Dio è vicino. È forse il messaggio più difficile da credere, perché Dio sembra sempre tanto lontano e noi ci sentiamo lontani dai suoi interessi. Invitare a credere che Dio è vicino non è cosa da poco. Dunque l’unico modo per essere creduti è essere credibili, persone che dimostrano nei fatti che Dio è vicino. Quindi portate pace e restate nella casa, così come fa Dio che resta e non fugge via. Guarite i malati, come Dio si cura di noi. E accettate con gratitudine e umiltà il cibo che vi offrono, mangiando e bevendo quello che c’è, quello che hanno.

A proposito di mangiare. Due giorni fa stavamo facendo le pulizie finali alla casa. Un black out generale mi ha interrotto mentre cucinavo per tutti. Verso le 15.00 il bambino della “pentòla”, lo vedete in foto,  si è annunciato all’inizio della via con la solita trombetta. “Arriva la pentòla! Prendiamo qualcosa da mangiare”. Bimbi venditori ambulanti di spiedini fatti a casa dalla mamma. Essendo noi in molti e molto affamati, siamo stati felici di mangiare quello che aveva.

Santi Timoteo e Tito Lc 10,1-9    il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Pescatori di uomini

da DILI, TIMOR EST  Pescatore di uomini, ripescatore di persone scivolate nell’abisso e incapaci di riemergere da sole. Tutti i battezzati sono pescatori di uomini. Battesimo significa immersione e chi pesca uomini lo fa esattamente immergendosi nell’umanità e nelle sue vicende.

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Mt 4,12-23 Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Le finestre

da DILI, TIMOR EST   Gesù entra in una casa. I suoi escono perché dicono che lui è fuori. Da ridere. Chissà di chi era quella casa. E se la casa fossimo noi, fossi tu che leggi? Quando Gesù prende dimora in noi come in una casa, si raduna una folla tanto grande che non si riesce neppure a mangiare. La folla, quella che ci schiaccia coi suoi bisogni, sembra percepire se in te abita Gesù, se la sua dolce presenza si intravvede dietro le finestre dei tuoi occhi e la si ascolta nel suono delle tue parole. L’unica cosa che conta dunque è avere il Maestro nel cuore.

Mc 3,20-21 Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Salì

da DILI, TIMOR EST  Ieri ci chiedevamo cosa avrebbe fatto Gesù di fronte alla folla schiacciante. Dopo essere salito su una barca, così da vedere i problemi dalla giusta distanza, salì poi su un monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Ecco cosa fa Gesù: organizza il grande lavoro contro il male coinvolgendo altri. D’ora in poi non penseremo più a Gesù senza pensare anche ai suoi Dodici Apostoli. Saranno sempre insieme. Il Cristo fatto uomo, la potenza creativa di Dio, non vuole affrontare da solo i problemi dell’umanità. Coinvolge invece l’umanità stessa nell’opera di soccorso e di salvezza. Predicare, curare, scacciare i demoni, non saranno più prerogative divine o meglio: continueranno ad esserlo ma saranno affidate anche a noi. Così persino la malattia e la miseria saranno causa di opere d’amore affidate alle nostre mani che, se stanno ferme, si paralizzano.

Mc 3,13-19 Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.