Non sappiamo dove si trovasse Gesù, probabilmente in una casa. Anche se fosse stato all’aperto sarebbe stato uguale, non è questione infatti di rimanere fuori dalla porta o dentro. Forse la differenza la fa il parlare direttamente e il parlare per interposta persona. Sembra che Gesù voglia dire “se mi cerchi mi trovi, se mi vuoi parlare ti ascolto, se mi vuoi raggiungere io ci sono”. Non ci sono pareti e distinzioni se non quelle che ti crei tu con le tue paure, le tue convinzioni di non contare nulla, la tua certezza di non essere visto. Il nostro è un Dio accessibile e vicino, il suo nome Io Sono. Ha scelto di considerarci suoi fratelli e sorelle e madri e padri. Siamo di famiglia, non c’è anticamera da fare per parlare con lui. Non è come noi.
Mt 12,46-50 mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».
È vero che per credere abbiamo bisogno di qualche incoraggiamento, di qualche segno. Maestro da te vogliamo vedere un segno, dissero a Gesù, eppure il segno era lì davanti a loro. Gesù stesso era il segno, altro non poteva dare che se stesso. Ma noi vogliamo segni sempre più forti, che diventino dimostrazioni e che ci levino ogni dubbio. Forse più che chiedere segni evidenti dovremmo chiedere di aprirci gli occhi e accorgerci della silenziosa presenza di Dio che opera nella nostra giornata con inaspettate sorprese. Un incontro, una coincidenza, una parola, una nuvola che passa. Dio utilizza linguaggi che segnano il cammino da percorrere e ci ricordano che non siamo soli. Credere che “God will surprise us”, Dio ci sorprenderà, come mi diceva un giorno un amico.
Mt 12,38-42 alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Anche questa domenica leggiamo insieme i due vangeli e ricaviamo questa constatazione: ciò che conta è seguire Gesù così come siamo. Pescatori ripescati, zizzania e buon grano ad un tempo. Lui non ci ha chiamati perché siamo perfetti ma perché solo stando con lui la zizzania diventerà grano. Impareremo a stare dietro a lui, a camminare con lui sulle acque senza sprofondare negli abissi dei nostri errori e delle nostre incertezze.
Mt 23, 24-30 Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Rito Ambrosiano Mt 4,18-22 Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Forse finalmente capiamo perché Gesù chiedeva sempre di non divulgare i miracoli che compiva. Era perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: il Messia non avrebbe gridato, contestato, né spento una fiamma già fioca. Con questo stile silenzioso avrebbe annunciato lagiustizia alle nazioni facendole così sperare in un mondo migliore. Sappiamo che far giustizia nella Bibbia non significa giustiziare ma portare amore, misericordia, pace e perdono. Sappiamo anche che nazioni significa tutti coloro che non sono chiusi nei confini della religione di Israele. Insomma, la forza del messaggio di Gesù è quella delle guarigioni silenziose, non dei comizi di piazza. Così si sarebbe diffuso oltre i confini del piccolo Israele, per raggiungere tutti gli abitanti della Terra.
Mt 12,14-21 i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».
Cosa significa: “Misericordia io voglio e non sacrifici”? Sono parole di Dio stesso, pronunciate attraverso il profeta Osea: Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce … poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti. Insomma, puoi sacrificare gli animali più belli sull’altare del tempio di Gerusalemme; puoi donare tutte le tue cose e persino i tuoi soldi; puoi essere in regola assoluta di fronte alla tua religione, qualsiasi essa sia; ma se non hai amore, se l’unico grande sacrificio non sei tu stesso che ti immoli per amore, a nulla tutto questo vale. Perché io voglio l’amore e non sacrifici formali, voglio la misericordia e non la consumazione di gesti che non coinvolgono il tuo cuore.
Mt 12,1-8 Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Vi è la stanchezza del corpo e della mente, a cui si può rimediare con qualche giorno di vacanza e svago. Vi è poi una stanchezza più profonda, dovuto al carico interiore che ci opprime, da cui solo Gesù può salvarci. “Ti basta la mia Grazia, ma devi riceverla giorno per giorno. Se ti preoccupi del futuro, accumuli pesi sulle tue esili spalle. Barcollerai sotto un fardello che non ho mai voluto farti portare. Getta via con lo slancio della fede questo carico opprimente. Ci sono ancora pensieri ansiosi che vagano nella tua mente e la infestano. Proclama la tua fede, gli ostacoli e le preoccupazioni svaniranno all’istante”.* Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.Il mio peso infatti è leggero.
Mt 11,28-30 Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
“Bona ventura!”, che fortuna, che grazia, esclamò Francesco d’Assisi quando guarì un bambino che fu poi chiamato Bonaventura. Divenne poi frate minore, superiore generale dell’Ordine dei francescani, vescovo e cardinale, Santo e Dottore della Chiesa. Ma la sua fortuna più grande, la fortuna più grande per ciascuno di noi, non è avere grandi titoli ed essere riconosciuti per quello che sappiamo. La più grande fortuna è essere istruiti dal Padre e dal Figlio che ci parlano l’uno dell’altro e ci attirano a sé. La più grande fortuna è capire che Dio lo si conosce nella semplicità e non nella complicazione. Gli esseri umani, invece, spesso amano complicare la vita al prossimo, rendendosi difficili nei rapporti e nella soluzione dei problemi. Chi decide di seguire la via dell’Amore diventa una persona semplice, che va dritto al cuore delle cose e riesce a intuire i bisogni altrui, senza bisogno di troppe complicate spiegazioni. Frequentare Gesù, il Figlio, porta a conoscere il Padre, il Dio della semplicità.
San Bonaventura dottore della Chiesa Mt 11,25-27 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
Nato a Cafàrnao, figlio di Giovanni detto Giona; coniugato, residente a Betsàida, Galilea. Questo sarebbe scritto sui documenti di identità di Simone, detto Pietro. Si sarà sentito piuttosto coinvolto dalle parole di Gesù che leggiamo oggi: Cafàrnao e Betsàida contro Tiro-Sidòne e Sòdoma. I sodomiti, per molto meno si sono convertiti molto prima di voi. Un confronto pesantissimo, che sfiora l’insulto e che di certo è una fortissima provocazione. Anni fa mi raccontarono di un prete che andò dal suo vescovo per sollecitarlo a far visita a un sacerdote detenuto. Il vescovo tentennava, allora il prete incalzò: “Eccellenza, mi permetto di ricordarle che le mamme dei delinquenti fanno visita ai loro figli. Lei ha un figlio in carcere”. Non sappiamo se il vescovo fece visita al figlio. Sappiamo che il prete non fece carriera.
Mt 11,20-24 Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
Incontriamo oggi un discorso molto aspro che, per essere compreso, va contestualizzato leggendo tutto il capitolo 10. In ogni caso resta questa riflessione da compiere: il Vangelo è innestato nel tuo cuore, è un richiamo forte dell’anima che bussa a te. Vi è dunque un momento, prima o poi, in cui tu scegli in solitudine se seguire il Vangelo, costi quello che costi. Scegli se seguire quella voce che ti chiama, che ti spinge o se, per buona pace delle relazioni familiari o affettive, rinvii e rinvii rischiando magari di non essere del tutto felice ma di certo vivendo tranquillo. In questo senso Gesù non è venuto a portare pace ma divisione, cioè scelta, decisione. Ogni decisione, alla fin alla fine, la dobbiamo prendere guardando negli occhi noi stessi. Anche la decisione di perdere la vita per qualcuno è una decisione che prendiamo senza costui. Ci sono momenti insomma in cui ti accorgi che il Vangelo è una attraversata in solitaria.
Mt 10 Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Dicono che con Dio non si può avere una relazione molto diversa da quella che si ha con le altre persone e viceversa. Non per niente, amare Dio e amare il prossimo sono un unico comandamento. Se dunque vogliamo avere un’idea della nostra capacità di ascolto di Dio, non c’è che osservare come ci ascoltiamo. Ormai è innegabile: la nostra capacità di ascoltare è malata. Che siano giovani o anziani, che siano amici o incontri occasionali, si constata sempre più spesso una soglia di ascolto vicina allo zero. Mentre parliamo anche di cose importanti, dolori, preoccupazioni, grandi gioie e scelte di vita, gli occhi del nostro interlocutore ogni cinque secondi vanno al telefonino (sempre che non abbia il cattivo gusto di usarlo). Anche nei rari casi in cui l’attenzione è totale, senza alcun disturbo, capita sempre più spesso di rendersi conto, a distanza di breve tempo, che l’altro ha totalmente dimenticato ciò che gli avevamo confidato, magari con le lacrime agli occhi. È così, siamo diventati così. E se questa è la nostra capacità di ascoltare e trattenere ciò che ci viene consegnato dagli altri, possiamo immaginare cosa succede con ciò che Dio ci dice attraverso una pagina di Vangelo, una intuizione, un sogno o le parole di qualcuno. Appunto. Chi ha orecchi, ascolti. E chi ascolta, trattenga.
Mt 13,1-9 Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Rito Ambrosiano Lc13 Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».